Re muto
new medical journal
installation | archival print/Hahnemuhle Paper/ Photo Rag Matt | photographies variable size | postcards | texts |edition of 3 + 3 set box | 2017/2018-2025
© all rights reserved | 2026 | Antonio La Grotta



Re Muto is configured as a peer-reviewed oncology journal, presenting itself as an interdisciplinary scientific forum equipped with academic language, iconographic apparatus, and editorial structures typical of medical-scientific communication.
However, the publication is entirely fictitious.
The project consists of a meticulous reconstruction of an editorial device that adopts and replicates the visual and rhetorical codes of institutional publishing, in order to interrogate the mechanisms through which authority is produced, recognized, and internalized. Through photographs taken in hospitals in Turin and materials from the artist’s personal archive, Re Muto simulates a system of knowledge legitimation in which the validity of content is subordinated to the credibility of its presentation.
Within this framework, texts concerning experimental alternative treatments — drawn from Cancer Journal for Clinicians. Unproven Methods of Cancer Treatment. (John Wiley and Sons Publisher), sources that demonstrate their ineffectiveness — are reinscribed in an editorial context that reactivates their persuasive potential. The promise of a “natural” and non-invasive cure thus asserts itself as a discursive construction, sustained not by scientific evidence but by the aesthetics and grammar of authority.
The project occupies a critical space in which the simulation of care replaces care itself, highlighting how contemporary regimes of truth are increasingly determined by mediation devices and formats of knowledge transmission.
Re Muto — an anagram of “tumore” — operates as an ambiguous threshold between revelation and fiction, making visible the epistemic structures that govern processes of belief and trust within the contemporary informational ecosystem.
Re Muto si configura come una rivista oncologica sottoposta a peer-review, presentandosi come un forum scientifico interdisciplinare dotato di linguaggio accademico, apparato iconografico e struttura editoriale propri della comunicazione medico-scientifica.
La pubblicazione è tuttavia interamente fittizia.
Il progetto consiste nella ricostruzione meticolosa di un dispositivo editoriale che adotta e replica i codici visivi e retorici dell’editoria istituzionale, al fine di interrogare i meccanismi attraverso cui l’autorevolezza viene prodotta, riconosciuta e interiorizzata. Attraverso fotografie realizzate in alcuni ospedali torinesi e materiali d’archivio personale, Re Muto simula un sistema di legittimazione del sapere in cui la validità del contenuto è subordinata alla credibilità della sua forma di presentazione.
All’interno di questo impianto, testi relativi a trattamenti sperimentali di medicina alternativa — estratti da Cancer Journal for Clinicians. Unproven Methods of Cancer Treatment. (pubblicato da John Wiley and Sons), fonti che ne dimostrano l’inefficacia — vengono reinscritti in un contesto editoriale che ne riattiva il potenziale persuasivo. La promessa di una cura “naturale” e non invasiva si impone così come costruzione discorsiva, sostenuta non dall’evidenza scientifica ma dall’estetica e dalla grammatica dell’autorità.
Il progetto si colloca in uno spazio critico in cui la simulazione della cura si sostituisce alla cura stessa, evidenziando come i regimi di veridizione contemporanei siano sempre più determinati da dispositivi di mediazione e formati di trasmissione del sapere.
Re Muto — anagramma di “tumore” — opera come una soglia ambigua tra rivelazione e finzione, rendendo visibili le strutture epistemiche che regolano i processi di credenza e fiducia all’interno dell’ecosistema informativo contemporaneo.